Un dolce e un caffè offerti dalla casa per sugellare le nuove amicizie. E un’idea che coniuga ospitalità e integrazione per festeggiare i primi due anni di attività. E’ stato già ribattezzato “tavolo socievole” il grande tavolo da 10 posti che campeggia a fianco alla parete maggiore della sala ristorante della Locanda del Terzo Settore “Centimetro Zero”, di Spinetoli (AP), il progetto di locanda sociale che nelle Marche impiega giovani con disabilità intellettive e propone cucina di alta qualità con prodotti a filiera cortissima. Oltre 200 ingressi settimanali, il ristorante ha una disponibilità di 50 coperti, compreso il grande tavolo che ha sempre accolto le compagnie più numerose ma che d’ora in poi sarà anche destinato a fare da sponda a nuovi contatti. L’idea – racconta Emidio Mandozzi, responsabile della Locanda – è arrivata in occasione di uno dei nostri ultimi eventi: una serata dedicata alla meditazione. Al momento di sedersi a tavola ci siamo ritrovati la sala piena ma molti piccoli gruppi di persone e non tutti avevano prenotato. Alcuni ospiti erano anche soli. La soluzione non è stata dettata solo dalla necessità di offrire un posto a tutti, ma anche dalla voglia di incentivare nuovi contatti e nuove amicizie, nello spirito che ci ha portato alla creazione del progetto, complice l’atmosfera che si era creata in quella particolare serata”. E così – prosegue Roberta D’Emidio, responsabile del progetto sociale – abbiamo lanciato la proposta: chi non aveva trovato posto nei tavoli già assegnati, avrebbe potuto accomodarsi al grande tavolo da 10, sedendo vicino a persone sconosciute e condividendo con loro il momento della cena, oltre a quello della meditazione. Come ‘riconoscimento’ per la nuova esperienza, avrebbe avuto dolce e caffè offerti dalla casa”. L’iniziativa – spiega con soddisfazione Emidio Mandozzi – ha avuto così successo che da quella prima esperienza si è formata una vera compagnia che continua a ritrovarsi alla Locanda intorno al ‘tavolo socievole’ per condividere il piacere di una amicizia nata davvero per caso, semplicemente dalla voglia di mettersi in gioco e aprirsi agli altri”.

Ed è proprio questo lo spirito con il quale due anni fa, in questi giorni ricorre il secondo anno di attività del progetto, la Locanda ha aperto i battenti e cambiato la vita dei giovani che ci lavorano e delle loro famiglie. La soddisfazione più grande – spiega Roberta D’Emidio – è ascoltare i genitori dei nostri ragazzi, vederli meravigliati, ogni giorno di più, dei progressi e dell’autonomia che i figli riescono a conquistare attraverso il lavoro, il contatto con gli operatori e, soprattutto, il rapporto con il pubblico. Ci sono ospiti che faticano a distinguere i ragazzi con disabilità dai collaboratori normodotati e questo dimostra quanto l’esercizio quotidiano, le attenzioni e l’insegnamento possano davvero offrire un’opportunità di lavoro e di vita a persone fino a qualche anno fa destinate a restare chiuse in casa tutto il giorno e che ora, grazie a questo tipo fi progetti, hanno davanti una nuova prospettiva. E un futuro possibile”. Il progetto Locanda sociale è realizzato insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che ha investito nell’iniziativa già a partire dal 2015 e ritenendo significativa, importante e strategica la presenza, nel proprio territorio di riferimento, della Locanda, continua a sostenerla anche con il Piano pluriennale 2017 – 2019. La struttura è la prima del genere nelle Marche e spicca tra le esperienze a livello nazionale perché i ragazzi che ci lavorano, età media 30 anni, tutti con disabilità, in prevalenza mentale, l’hanno costruita da zero, con le loro mani, insieme agli operatori, seguendo specifici percorsi formativi. L’ultimo progetto avviato, in ordine di tempo, è un corso di formazione professionale denominato “Professione Centimetro Zero” che mira a fornire loro conoscenze e competenze spendibili sul mercato del lavoro. Diciotto mesi di attività, 20 ore di orientamento, 120 di aula e 400 di esperienza pratica e tirocini per 540 ore complessive dirette a 10 giovani con sindrome di Down o disabilità intellettiva, con la presenza di educatori, pedagogisti e cuochi.